25)  Bruno. L'eroico furore.
L'eroico furore  un amore grande del bello e del bene, attraverso
il quale noi ci sforziamo di diventare perfetti. Esso  come un
impeto razionale. Colui che possiede questi eroici furori si
trasforma, si divinizza e per ci che ha conquistato spreggia gli
altri piaceri e non fa pensiero alcuno della vita.
G. Bruno, De gli eroici furori, Dialogo Terzo (pagine 48-49).

Or venemo al proposito. Questi furori de quali noi raggioniamo,
[...] non son oblo, ma una memoria; non son negligenze di s
stesso, ma amori e brame del bello e buono con cui si procure
farsi perfetto con transformarsi ed assomigliarsi a quello. Non 
un raptamento sotto le leggi d'un fato indegno, con gli lacci de
ferine affezioni; ma un impeto razionale che siegue l'apprension
intellettuale del buono e bello che conosce, a cui vorrebbe
conformandosi parimente piacere; di sorte che della nobilt e luce
di quello viene ad accendersi ed investirsi de qualitade e
condizione per cui appaia illustre e degno. Doviene un dio dal
contatto intellettuale di quel nume oggetto; e d'altro non ha
pensiero che de cose divine, e mostrasi insensibile ed impassibile
in quelle cose che comunmente massime senteno, e da le quali pi
vegnon altri tormentati; niente teme, e per amor della divinitade
spreggia gli altri piaceri, e non fa pensiero alcuno de la vita.
Non  furor d'atra bile che fuor di conseglio, raggione ed atti di
prudenza lo faccia vagare guidato dal caso o rapito dalla
disordinata tempesta; come quei, ch'avendo prevaricato da certa
legge de la divina Adrastia vegnono condannati sotto la
carnificina de le Furie, acci sieno essagitati da una dissonanza
tanto corporale per sedizioni, ruine e morbi, quanto spirituale
per la iattura dell'armonia delle potenze cognoscitive ed
appetitive. Ma  un calor acceso dal sole intelligenziale ne
l'anima e impeto divino che gl'impronta l'ali; onde pi e pi
avvicinandosi al sole intelligenziale, rigettando la ruggine de le
umane cure, dovien un oro probato e puro, ha sentimento della
divina ed interna armonia, concorda gli suoi pensieri e gesti con
la simmetria della legge insita in tutte le cose. Non come
inebriato da le tazze di Circe va cespicando ed urtando or in
questo, or in quell'altro fosso, or a questo, or a quell'altro
scoglio; o come un Proteo vago or in questa, or in quell'altra
faccia cangiandosi, giamai ritrova loco, modo, n materia di
fermarsi e stabilirsi. Ma senza distemprar l'armonia vince e
supera gli orrendi mostri; e per tanto che vegna a dechinare,
facilmente ritorna al sesto con quelli intimi istinti, che come
nove muse saltano e cantano circa il splendor dell'universale
Apolline; e sotto l'imagini sensibili e cose materiali va
comprendendo divini ordini e consegli.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
sesto, pagine 1377-1378.

G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/1. Capitolo
Due.
26) Il processo a G. Bruno.
Riportiamo alcuni atti della prima fase del processo a Giordano
Bruno, svoltosi a Venezia. In queste poche pagine riemerge il
problema del rapporto fra il cristianesimo, con tutto il suo
apparato dogmatico, e la filosofia. Nello stesso tempo il fatto
che la Chiesa cattolica si fosse data in quel periodo un suo
sistema di controllo delle idee (l'Inquisizione, l'Indice dei
libri proibiti, eccetera) mette in evidenza il rapporto fra
sistemi repressivi e libert di coscienza.
Documenti veneti del processo a G. Bruno (pagine 48-49).

Ho detto, che me volevo presentar alli piedi de Sua Beatitudine
con alcune mie opere approbate, avendone alcune altre che non
approbo [...], perch in esse ho parlato e discorso troppo
filosoficamente, disonestamente e non troppo da buon cristiano
[...], fondando la mia dottrina sopra il senso e la raggione e non
sopra la fede.
La materia de tutti questi libri [...]  materia filosofica; [...]
nelli quali tutti io ho diffinito filosoficamente e secondo li
principii e lume naturale, non avendo riguardo principal a quel
che secondo la fede deve essere tenuto; e credo che in essi non si
ritrova cosa per la quale possa esser giudicato, che de professo
pi tosto voglia impugnar la religione che essaltar la filosofia,
quantonque molte cose impie fondato nel lume mio naturale possa
aver esplicato.
Di pi in questo universo metto una provvidenza universale [...] e
la intendo in due maniere: l'una nel modo in cui presente 
l'anima nel corpo... e questo chiamo natura; [...] l'altra nel
modo ineffabile col quale Iddio per essentia [...]  in tutto, non
come parte, non come anima, ma in modo inesplicabile.
Interrogatus: Se esso constituito in effetto ha tenuto, tiene e
crede la Trinit, Padre Figliuolo e Spirito Santo in una essentia
ma distinti per personalmente secondo che viene insegnato dalla
catholica Chiesa. R. Parlando christianamente e secondo la
theologia e che ogni fedel christiano e catholico deve creder ho
in effetto dubitato circa il nome di persona del Figliuolo e dello
Spirito Santo non intendendo queste due persone distinte dal Padre
se non nella maniera che ho detto de sopra parlando
filosoficamente e assignando lo intelletto del Padre per il
Figliuolo, et l'amore per il Spirito Santo senza conoscer questo
nome Persona che appresso S. Augustino  dichiarato nome non
antico, ma novo, et de suo tempo e questa opinione l'ho tenuta da
disdotto anni della mia et sino adesso, ma in effetto non ho mai
per negato, n insegnato, n scritto, ma sol dubitato tra me come
ho detto.
Nelle mie opere si trovaranno scritte molte cose, quali saranno
contrarie alla Fede Cattolica, e che parimenti ne i raggionamenti
avr dette cose ch'avranno potuto portare scandalo, ma per io non
ho detto, n scritto queste cose ex professo, n per impugnar
direttamente la fede cattolica, ma fondandomi solamente nelle
raggioni filosofiche.
Il praticar che ho fatto con heretici leggendo, raggionando, e
disputando sempre ho trattato di materie filosofiche, n mai ho
comportato che da loro me sia trattato da altro, anzi che per
questo sono stato ben visto da calvinisti, da lutherani, e da
altri heretici perch me tenevano da filosofo e vedevano che non
impacciava, n me intrometteva nelle loro opinioni, anzi che da
loro era tenuto pi tosto de nessuna religione piutostoch io
credesse quanto tenevano loro, il che concludevano, perch
sapevano che io ero stato in diverse parti senza haver
communicato, n accettato la religione di alcuno di loro.
Io ho tenuto e tengo che l'anime sieno immortali, e che sieno
substantie subsistenti, cio l'anime intellettive e che
catholicamente parlando non passino da un corpo all'altro, ma
vadino in Paradiso o in Purgatorio o in Inferno; ma ho ben
raggionato e seguendo le ragion filosofiche, che essendo l'anima
inesistente senza il corpo e inesistente nel corpo possa col
medesimo modo che in un corpo essere in un altro e passar da un
corpo in un altro, il che se non  vero, par almeno verisimile
secondo l'opinione di Pitagora.
Queste spezie di religiosi li quali insegnano li popoli a
confidare senza l'opera, la quale  fine de tutte le religioni,
essere pi degna di essere estirpata dalla terra, che serpi,
draghi ed altri animali perniziosi alla natura umana: perch li
popoli barbari per tal confidenza devengono cattivi cos persuasi.
Non posso dir male della vita e miracoli di Christo suo capo et
per non ho mai detto male di Christo n della fede catholica
cristiana e manco ho detto e tenuto che le Religioni non siano
buone, anzi le ho tenute et tengo per buone.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume nono,
pagine 2023-2024.
